28Mar, 2019
E’ entrata nella mia vita 33 anni fa. Il più bel regalo che mio padre potesse farmi. Brezzina, come noi la chiamavamo, visto, che aveva solo 3 mesi quando Brezza Marina, figlia di Coello P.S.I. , è entrata nella nostra famiglia.
Già perché lei , più che essere un cavallo, è stata, proprio una, di “famiglia”. Ormai erano cinque anni che non potevo più montarla, non certo perchè non avesse energia, anzi, fino all’estate scorsa sgroppava felice anche quando la portavo a brucare con una semplice longia. Ma erano i segni dell’età, quelli, che io ben scrutavo, il suo portamento “insellato” che mi hanno indotto a non recarle disturbo.
Non è mai stata costretta alla noiosa vita del box, ho sempre ricercato per lei soluzioni ottimali, location confortevoli, anche rinunciando io, a più di qualche sfizio, ove potesse trascorrere metà della giornata , o, della nottata, a seconda delle stagioni, del caldo, del freddo, libera, all’aperto e l’altra metà, nel suo accogliente box con la paglia fino ai garretti e un gustoso pasto.
Sono stata anche fortunata perché ho incontrato persone speciali, che hanno saputo accudirla, proprio come io volevo, una per tutte, Edith Farkas, la mia amica “polacca”, come lei amava farsi chiamare, che a Iazzo delle Fabbriche, a Crsipiano, dove viveva, occupandosi di altri fortunati cavalli, le somministrava ogni genere di prelibatezza che un “Equino” possa desiderare e dove nei 30ettari a disposizione, scrollava, durante la stagione, delle pere, ogni albero fino a non farne rimanere su neanche un solo frutto.
E poi in questi ultimi anni, ad accoglierla è stato il maneggio di Monticchio della famiglia Ettore, che con i suoi ampi spazi mi ha consentito di avere sempre a disposizione un box e un paddock. Gli ultimi tempi i più difficili: ma per fortuna, tanto affetto intorno, la mia cara amica Maria, super veterinaria doc e una mano , anzi una grande mano amica, Marika Ladukara, che se ne è presa amorevolmente cura vigilando su di lei con sincero affetto.
Lei, Brezzina, è stata la muta testimone , “muta”, si fa per dire, visto che ogni volta che entravo in scuderia al solo rumore dell’auto, anche dopo averla sostituita, nitriva di gioia, alzando il suo labbro superiore mostrando le gengive rosa, della mia vita, delle condivisioni, della nascita dei miei figli, dei cambiamenti e dei distacchi. Pronta sempre lì ad accogliermi come se rappresentasse un eremo dove vigeva un “front limit” virtuale a tutti i problemi.
Forse non l’ho, come qualcuno ha sussurrato, sfruttata, anzi sfruttata abbastanza, considerando che lei era una produzione selezionata, andata a premio a 1, 2 e 3 anni. Ma tutto questo attiene alle persone, non a Lei, che spero non mi rimproveri di non averle fatto fare un puledro, di aver fatto pochi concorsi e sempre troppo pochi, per quanto diversi ed eccezionali viaggi a cavallo. A me è bastata la sua amicizia e la consolazione che rimarrà per sempre nel mio cuore insieme a quell’altro “birbante”, Flying Duch, il Morellone.




