23Dic, 2025
Cent’anni di storia, documenti e riscatto di una razza diventata eccellenza
Il Murgese non nasce per caso né per folklore, ma da una scelta precisa, quasi politica, dentro gli equilibri ippici dell’Italia del primo Novecento.
E’ Michele De Mauro la figura-chiave, l’uomo che “nomina” la razza e così facendo la fa esistere.
Da cavallo mulattiere imposto… a cavallo sportivo e istituzionale scelto: il vero riscatto del Murgese.

Adriana, nata nel 1928, da Nerone, capostipite e Peppina – capostipite. Allevatore Francesco Pastore da Martina Franca; Handler Giovanni Palmisano da Locorotondo.
C’è un momento preciso in cui una razza smette di essere solo una popolazione di cavalli e diventa storia. Per il Cavallo Murgese quel momento ha una data: 30 aprile 1925. Una data che, a distanza di cento anni, torna a parlare con forza grazie a documenti, studi e a una rilettura storica rigorosa emersa nel convegno “Il Cavallo Murgese – 100 anni di eccellenza”, ospitato nei giorni scorsi a Palazzo Ducale di Martina Franca.
L’iniziativa, promossa dall’Università Popolare Agorà in collaborazione con il Comune e moderata dal prof. Antonio Scialpi, ha rappresentato molto più di una celebrazione: è stata una vera e propria operazione di verità storica. Alla presenza del presidente Upa Martino Ancona, del sindaco Gianfranco Palmisano , dell’assessore alla Cultura Carlo Dilonardo, due relatori d’eccezione hanno guidato il pubblico in un viaggio affascinante alle origini della razza: Luca Pastore, nome storico dell’editoria specializzata e profondo conoscitore del Murgese, e Francesco Curci, esperto di razza LG-Murgese e fondatore della piattaforma www.dbmurgese.it
Quando un nome cambia il destino
«È in questo convegno – spiega Luca Pastore – che emerge in modo prepotente la figura di Michele De Mauro, veterinario del Regio Deposito Cavalli Stalloni di Santa Maria Capua Vetere». È lui che, nel verbale della riunione del 30 aprile 1925, ritrovato nel 1984 nell’archivio di masseria Chiancone a Martina Franca, cita per la prima volta il “Cavallo delle Murge”, certificandone di fatto l’esistenza ufficiale.
Un passaggio tutt’altro che neutro. All’epoca, infatti, la Murgia sud-orientale ospitava una popolazione cavallina di grande qualità: cavalli morelli, ben “insanguati”, figli di stalloni anglonormanni, tedeschi e inglesi, ampiamente utilizzati nei servizi dell’epoca. Animali competitivi, tanto da rappresentare una minaccia per la produzione campana, dove primeggiava il celebre Salernitano da ufficiale, cavallo che avrebbe poi portato i fratelli D’Inzeo all’oro olimpico.Non a caso, nella prima edizione della Treccani compare la definizione di “Salernitano delle Murge” alla voce Depositi Stalloni del Regno. Un riconoscimento implicito della qualità di questi cavalli, che però rischiava di spostare equilibri economici e militari.
Il Murgese “mulattiere”: una scelta strategica
È qui che De Mauro compie una mossa decisiva: conia la definizione di “Cavallo mulattiero delle Murge”. Una scelta che, secondo Pastore, aveva anche una funzione strategica: limitare l’interesse commerciale dell’Esercito verso la produzione murgiana, preservando il primato campano.
Il destino del Murgese sembrava così segnato: cavallo da lavoro, funzionale, destinato principalmente alla produzione di femmine per l’impiego agricolo. Ma la storia, come spesso accade, prende un’altra strada.

Il rinomato stallone morello zaino (prussiano-tedesco) funziona nelle Regie stazioni speciali della Murgia Sud Orientale dal 1926 al 1932. Da Martina Franca a Noci, da Gioia del Colle a Gravina
Dal lavoro ai reparti d’élite
Nel corso dei decenni, grazie alla visione degli allevatori, al lavoro scientifico e al ruolo fondamentale del Centro di tutela e valorizzazione della razza, il Cavallo Murgese ha compiuto una trasformazione straordinaria. Da cavallo “imposto” a cavallo scelto.
Oggi il Murgese è una razza sportiva, apprezzata in Italia e all’estero, capace di distinguersi per morfologia, temperamento e affidabilità. Qualità che lo hanno portato a essere impiegato anche nei reparti equestri delle Forze dell’Ordine, a partire dai Corazzieri, simbolo per eccellenza dell’eleganza e della solidità dello Stato.
Cent’anni dopo, una storia che parla al futuro
Il convegno di Martina Franca ha avuto il merito di restituire al Murgese non solo la sua storia, la consapevolezza del suo valore, ma anche fare luce su alcuni dati che devono far riflettere. Razza murgese, si d’ accordo, ma non possiamo sottacere alcuni dati importanti che da esperti conosciamo, come rilevato anche nel corso di questi interessanti lavori congressuali dallo stesso Curci. Interessante è la schermata – inerente la ricerca realizzata da G.M.Fraddosio con elaborazione grafica di F. Curci -presentata nel corso dei lavori che rappresenta i mantelli delle cavalle delle Murge tra il 1926 e il 1933. 53 morelle, 34 baie, 3 grigie, 1 grigio ferro, nata nel 1921, 1 roana nata nel 1925 ed una saura nata nel 1928. Perché conoscere le origini significa rafforzare il futuro di una razza che oggi rappresenta una delle espressioni dell’identità equestre pugliese., ma significa anche guardare avanti e rimodulare il concetto di autenticità senza avere timore di giungere a nuove conclusioni.
Ma intanto siamo ai Cent’anni – una celebrazione importante – un grande orgoglio per la Puglia intera, per l’A.NA.M.F. che di strada ne ha percorsa tanta e molto spesso in salita e con grandi difficoltà. Sarebbe bello che si rendesse merito a tutti coloro, allevatori in primis, che hanno fatto questa storia e poi a tutti quelli come noi che da sempre ci hanno creduto e continuano a crederci. Dopo quel verbale del 1925, il Cavallo delle Murge non è più solo una definizione d’archivio: è una eccellenza riconosciuta, figlia di una storia complessa, fatta di scelte, intuizioni e riscatto e perchè no anche qualche abbaglio…



