LUDOVICA KOWOLL, IL CUORE OLTRE L’OSTACOLO

LUDOVICA KOWOLL, IL CUORE OLTRE L’OSTACOLO

25Mar, 2020

La sua è una storia speciale,  una storia bella, una storia che racconta la vita. Si tratta di una giovane  amazzone quarantenne, medico anestesista presso l’Ospedale Vito Fazzi di Lecce con la passione sin da piccola per i cavalli. Si tratta di Ludovica Kowoll.Disegnavo  cavalli e cavalli,  i libri di equitazione erano la mia passione. Ne avevo diversi che conosco ancora oggi  a memoria, tutti sgualciti, per quante volte li ho letti – racconta Ludovica – mio padre, Antonio, medico anche lui,   era quello  che in casa era appassionato di equitazione, aveva studiato a Parma e lì andava a cavallo con i suoi compagni di università ,  i veti  erano di mamma Marilla, che ha continuato a temere per me,  anche da grande, quando finalmente il mio sogno si era avverato. 

  • Purtroppo nel mezzo della tenera età, a soli  7 anni,   a Ludovica viene diagnosticato  un tumore maligno al femore destro, un osteosarcoma.  Ricoverata al Rizzoli di Bologna,  struttura specializzata per questi rari casi, viene operata un numero infinito di volte, prima per   rimuovere il tumore, poi al femore, ancora al ginocchio destro. Interventi che incalzano  l’uno dopo l’altro a cui segue  la chemioterapia, l’intervento per stabilizzare la gamba, per giungere a due allungamenti e varie fissazioni. Solo a 16 anni  la nostra Ludo esce dall’ospedale, dopo aver usato stampelle  e carrozzine.  “Da allora  – incalza Ludovica – sono stata bene fisicamente, mi sono adattata a fare tutto con la gamba destra dritta.

 Non avevo il ginocchio, al suo posto c’era un osso dritto, da donatore. Non potevo impiantare nessuna protesi, ma ciò non mi impediva  di fuggire e andare, di nascosto,   a fare una passeggiata a cavallo in spiaggia – ma se ci penso ora – mi rendo conto che ero a mala pena  solo poggiata sulla sella, non avevo trovato un mio modo di montare, erano ovviamente  uscite occasionali.”

  • Ludovica sei una donna a passionale , due quelle più grandi,   i cavalli e  per la medicina.

Amavo i miei studi ( ndr Ludovica ha studiato medicina e poi si è specializzata a Bologna in Anestesia e Rianimazione), al contempo vivevo circondata da un mondo equestre di alto livello e ricco di spazi verdi. Sapevo, che, se mi fossi avvicinata al cavallo in quel momento, avrei abbandonato gli studi, la passione era forte. Il  mio sogno rimaneva  intatto:avere  un cavallo tutto mio. E non appena ho iniziato a lavorare e a mettere da parte i primi soldini, ho realizzato il mio sogno, avevo 30 anni, ero impulsiva e impaziente  e così scelsi un cavallo che mi rispecchiava: inesperta, giovane, vivace e intelligente. Lei aveva 5 anni e nessuna di noi aveva idea di come stare insieme, il mio obiettivo allora era fare passeggiate a cavallo,  adoro la natura. Tuttavia ciò che credevo sarebbe stato facile, in realtà non lo è stato affatto. Avevo commesso il classico errore del neofita, avevo scelto velocemente e mi ero basata solo  sguardo e sulle emozioni che mi aveva evocato quella cavallina sauretta che tanto mi ricordava la mia foto preferita di uno dei miei libri sulle razze…

E poi perché io avevo una difficoltà in più: non sapevo (e nessuno sapeva) come montare con la mia asimmetria.

Ho iniziato con i cavalli della scuola – in compagnia di Cristina Rugge, attuale Presidente Regionale Fitetrec Ante Puglia, anche lei spensierata all’epoca – al contempo – continua Ludovica  –  con la mia Sascia facevo un lavoro esclusivamente da terra, seguendo il metodo naturale  Pat Parelli. Nel primo anno ho cambiato tre selle, non riuscivo a trottare, non riuscivo a tenere il piede destro nella staffa. Ma ero paziente e determinata. E così  piano piano ho iniziato a lavorare in sella su Sascia e il mio sogno di andare fuori con lei ha preso forma. Alla mia Sascia dedicavo 5 pomeriggi a settimana, rappresentava la vita fuori dall’ospedale.  Abbiamo cominciato a entrare in sintonia, anzi, solo lei riusciva a capirmi e solo io sapevo quello che stava pensando, eravamo in empatia profonda, un binomio, ecco. 

Una sintonia ripagata con metodi naturali – conferma Ludovica – sono immensamente orgogliosa dei km fatti con lei. Tutti senza ferri. Nè ai piedi nè in bocca. Sempre “Bitless and Barefoot”. Uso il filetto solo per fare lavoro in piano, dove serve maggiore precisione, ma sempre con immensa delicatezza.  Ho sempre voluto  che stesse in paddock ampi, con la capannina il verde e altri cavalli intorno. Credo di avere il merito di aver un po’ rivoluzionato il modo di gestire i cavalli nei maneggi.

Dal  2008 – anno in cui dice la Kowoll è iniziata la relazione con Suscetta –  è stato un vortice di entusiasmo, delusioni, difficoltà e successi. Lei era partecipe –  ci racconta –  anche il giorno del matrimonio con Antonio, nel 2013.  Sembrava un film in cui andavamo via insieme  in sella . Ho trascorso momenti fantastici.

Antonio Barba – grande amore di Ludovica – con un passato di cavaliere di salto ostacoli, poi appassionato ciclista,  ha sempre supportato Ludo,  accompagnandola  in ogni dove, tra cui importanti gare  Nazionali di TREC. Insieme hanno condiviso e condividono tutto, le passioni personali, la famiglia, ognuno con  spazi propri ma con un unico punto di incontro.

  • Hai mai avuto paura per la tua condizione?

Non ho mai avuto paura veramente, se così non fosse, non avrei fatto niente. Razionalmente è assurdo andare a cavallo con una gamba che è un collage di ossa prese da varie parti del mio corpo, e anche da quello di un altro, unite da placche e viti… cadere male mi poteva costare l’amputazione.

Sono sempre stata prudente questo si, ho sempre indossato kep e corpetto (dove necessario), ma il mio segreto è stato solo uno: fare solo cose che sentivo che io e Sascia eravamo pronte a fare, sia mentalmente che fisicamente. Questa è una cosa che mi sento di raccomandare a tutti i cavalieri e le amazzoni, non solo a quelli più “fragili” come me… Infatti sono caduta tante volte, come tutti, ma non mi sono mai fatta male e non erano mai situazioni in cui avevo perso il controllo. Cioè la saggezza e la sicurezza sono tutto, a cavallo, per divertirsi veramente e se si vuole bene al proprio compagno equino. Forse il mio limite maggiore non è stata la difficoltà fisica, ma piuttosto quella mentale di chi, in età matura, inizia a montare a cavallo, per cui mancano certi automatismi nella velocità di apprendimento.

  • Il tuo percorso….

Il mio percorso di atleta è stato vario e concentrato.., in pochi anni ho fatto di tutto per curiosità e per imparare più cose possibili, ho fatto (in ordine cronologico) monta da lavoro, salto ostacoli, derby country, cross, Endurance e Trec (trec è un completo con tre prove, orientamento, andatura e terreno vario). Da ogni disciplina ho imparato qualcosa, alcune le ho praticate poco, giusto a  titolo di esperienza,  in altre vi è stata una partecipazione intensiva  con la frequenza di  stage, lavoro con diversi  istruttori, e, anche se la mia base è soprattutto “naturale”, ho  ritrovato in moltissimi istruttori di alto livello, lo stesso linguaggio pur se con un  diverso tipo di insegnamento,  anche perché per raggiungere importanti risultati non si può prescindere dal rispetto della fisiologia e della psicologia del nostro compagno. Ho sempre comunque preferito le discipline di campagna, sono stata sempre affascinata dal cross country, che ho sempre fatto nelle categorie più basse, sia per non andare oltre i miei sopracitati limiti (va bene che saper saltare è fondamentale oltre che bello, ma oggettivamente io ho meno presa con la gamba destra, quindi un qualsiasi scarto laterale mi mette in difficoltà) sia perché mi è sempre mancata quella carica dell crossista nato, anche se la mia cavallina 150 al garrese se la cavava bene fino ai salti di 80-90 cm. Anzi, devo dire che sui salti la mia cavalla ha istinto e coraggio, io le dò solo la direzione, ho poco occhio sulle distanze ma mi fido di lei che si aggiusta da sola e mette sempre il giusto impulso. Come se mi dicesse – riferisce commossa Ludovica –  tranquilla ti porto io oltre l’ostacolo.  

 

  • Ludovica ha iniziato con  gare regionali,  in Puglia e in  altre Regioni, portando la sua cavalla, con il suo trailer, a volte anche da  sola, a volte in compagnia di altri atleti, dappertutto. Ha gareggiato  nella categoria A2 (tipo il Brevetto fise), facendo percorsi di 20 km, conseguendo buoni risultati, il bronzo  in Emilia-Romagna, mi preludio alle Nazionali di Trec (una disciplina FitetreAnte).

Una esperienza bellissima – ci racconta Ludo – si dovevano affrontare 30 km, con delle difficoltà tecniche di percorso e di cartografia non indifferenti. Ho visto posti stupendi, soprattutto nel Lazio, in Abruzzo e nelle Marche. La mia ultima gara, nel 2014, a Cingoli, è stata la più ricca di soddisfazioni, io e Sascia avevamo raggiunto una tale performance fisica e una tale intesa che lei andava dovunque fidandosi ciecamente di me. Io non amo la competizione, prima della partenza avevo sempre un’ansia terribile, vivevo le gare come una verifica del lavoro svolto con la mia cavalla. Il mio quinto posto Nazionale a Cingoli è stato semplicemente il risultato di un’intesa fortissima. Quella è stata la mia ultima gara perché poi la mia famiglia umana si è allargata.

  • Nel 2015 la famiglia si allarga, nasce  Valentina,  e lì ovviamente la sua relazione con Sascia cambia, piuttosto  in termini di quantità – riuscivo a vederla 2-3 volte a settimana, riferisce –  ma anche per  di tipologia di lavoro,  finalizzato a mantenere piuttosto  la forma fisica e l’intesa acquisita fino ad allora. La qualità della relazione con lei però non è mai cambiata, anzi, il fatto di passare più tempo in relax ci ha regalato  una bella serenità – conferma Ludovica.
  •  Valentina,  che oggi ha 5 anni e frequenta con la mamma il maneggio,  con il Pony Cinzia, fa il giocapony, è una bimba entusiasta… e aiuta  mamma Ludovica nei  vari lavoretti di scuderia divertendosi  un sacco – ha comunque  altri interessi – specifica  Ludovica –  ma spero che mi accompagni sempre nella passione equestre.

L’ho portata con me a vedere i cavalli sin da piccolissima, non troppo spesso e senza impegni particolari.. le ho sempre raccontato con enfasi della mia cavalla e delle mie avventure e da un po’ lei mi ha chiesto di frequentare il maneggio, il sabato mattina andiamo insieme a cavallo, io sulla mia Sascetta e lei sul pony Cinzia. 

L’esperienza agonistica è stata fondamentale, per ciò che mi piace fare oggi, viaggi e percorsi a cavallo in compagnia, s’intende di persone responsabili  soprattutto  per affrontare i percorsi più impervi in collina o montagna, perché io dico sempre “la passeggiata a cavallo non è una passeggiata”. Ludovica ha conseguito il Brevetto di Accompagnatore di Turismo Equestre, e ora studia per diventare  Guida Equestre e nel frattempo non si fa mancare un paio di viaggi a cavallo due volte l’anno. Le piacerebbe praticare anche l’Endurance, ma il suo cuore batte Fitetrec, giacché è stata anche responsabile regionale Trec.

In questi ultimi giorni, con l’emergenza sanitaria del Coronavirus, sono impegnatissima in Ospedale, come tutti i miei colleghi rianimatori, sia a gestire pazienti con insufficienza respiratoria che a creare nuovi posti al DEA, il Dipartimento di Emergenza dell’Ospedale di Lecce che sta aprendo proprio in questi giorni, per cui sono riuscita a vedere la mia cavalla una volta la settimana scorsa, per portarle un bene di prima necessità, ma purtroppo con le giuste limitazioni imposte dal Governo, non so quando potrò rivederla e anche se so che sta benissimo, mi manca tutto, il suo profumo, rumore del suo respiro, il tocco felpato dei suoi zoccoli (mai ferrati) sulla terra battuta, l’aria che scorre sul viso al galoppo, la sensazione di avere 4 arti, 2 cuori e una sola testa (perché unica) che solo lei mi sa dare.

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