16Feb, 2026
Equidi, verso il riconoscimento come animali d’affezione: il Parlamento apre il dibattito
Il Parlamento italiano torna a discutere il futuro degli equidi nel nostro Paese. È iniziato infatti in Commissione Agricoltura alla Camera l’iter della proposta di legge AC 48, dal titolo «Norme per la tutela degli equini e loro riconoscimento come animali di affezione», che punta a dichiarare cavalli, asini e muli animali d’affezione, vietandone la macellazione e l’utilizzo alimentare.
Il testo, presentato dall’on. Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), è stato accorpato ad altre due proposte di legge a firma di Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (AVS), in un’inedita convergenza bipartisan su un tema destinato a far discutere.
Cosa prevede il testo
La proposta si articola in 13 articoli e introduce un sistema di tutela ampio e strutturato. Il fulcro è il divieto di:
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macellazione ed esportazione per macellazione;
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vendita e consumo di carni equine;
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utilizzo in spettacoli ritenuti pericolosi o stressanti;
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sfruttamento eccessivo o attività contrarie alla dignità dell’animale;
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impiego in sperimentazione scientifica, inclusa la clonazione.
Il testo prevede inoltre l’attribuzione automatica della dicitura “Non Dpa” (non destinato alla produzione alimentare) a tutti gli equidi, rendendo di fatto illegale la loro macellazione.
Sul piano sanzionatorio, sono previste pene fino a tre anni di reclusione per chi alleva equini a scopo alimentare e multe da 30 mila a 100 mila euro, aumentate di un terzo qualora la carne venga immessa sul mercato. È previsto anche l’obbligo di microchip e l’istituzione di un fondo per la riconversione degli allevamenti.
Una filiera già in calo
I numeri raccontano una realtà in trasformazione. Secondo i dati Istat, le macellazioni equine sono passate da oltre 70 mila capi nel 2012 a circa 22 mila nel 2024. Parallelamente, un recente rapporto Ipsos evidenzia come il consumo di carne equina sia ai minimi storici: solo il 17% dei consumatori di carne dichiara di mangiarla almeno una volta al mese. Tra chi non la consuma, il 42% motiva la scelta con empatia verso l’animale, mentre il 31% considera già il cavallo un animale da compagnia.
Un cambiamento culturale, prima ancora che normativo.
Le posizioni in campo
L’on. Brambilla parla apertamente di “passaggio storico”, sostenendo che gli equidi siano ancora oggi oggetto di sfruttamento in molteplici ambiti e che la proposta rappresenti un adeguamento legislativo a una sensibilità sociale già diffusa.
A sostegno del provvedimento si sono espresse diverse associazioni animaliste, tra cui OIPA (Organizzazione internazionale protezione animali), che sottolinea come cavalli e asini abbiano storicamente pagato un prezzo elevato allo sfruttamento umano, e Animal Equality Italia, che parla di “passaggio politico rilevante e atteso”, ricordando le oltre 247 mila firme raccolte per chiedere lo stop alla macellazione degli equidi.
Il nodo culturale
L’Italia è tra i pochi grandi Paesi europei in cui il cavallo è ancora considerato, sotto il profilo normativo, animale da reddito. In molti Paesi anglosassoni, al contrario, il consumo di carne equina è culturalmente inaccettabile.
Il dibattito che si apre oggi non è soltanto giuridico. Riguarda il posto che vogliamo attribuire agli equidi nella nostra società contemporanea.
Nel mondo equestre il cavallo è atleta, partner sportivo, compagno di lavoro, talvolta membro della famiglia. È protagonista di discipline olimpiche, di percorsi educativi, di attività terapeutiche. È parte di una filiera che comprende allevamento, sport, turismo, cultura rurale.
La domanda che il Parlamento si trova ora ad affrontare è chiara: l’evoluzione del rapporto uomo–cavallo richiede un aggiornamento normativo coerente? E se sì, quali saranno le ricadute sul comparto, sugli allevamenti, sulle tradizioni e sull’economia legata al settore?
Il percorso legislativo è appena iniziato. Ma una cosa è certa: qualunque sarà l’esito, la discussione in atto segna un passaggio simbolico importante nel modo in cui il nostro Paese guarda agli equidi. E, forse, nel modo in cui guarda a se stesso.