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OGGI CAROTE O PASTONE? I RACCONTI DI EDITH

OGGI CAROTE O PASTONE? I RACCONTI DI EDITH

21mar, 2020

Passiamoci un po il tempo e tirando fuori dal cassetto qualche bella storia  .. eccone qui un’altra ….la protagonista sempre lei la mia amica Edith Farkas, una donna fantastica … che ha arricchito il cuore di chi l’ha conosciuta … 

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IMAGERY, SELF TALK, STATO DI FLOW: GESTIRE L’ANSIA IN GARA

IMAGERY, SELF TALK, STATO DI FLOW: GESTIRE L’ANSIA IN GARA

9dic, 2019

Non solo una “circostanza” tecnica,  l’unità didattica,  che si è svolta al  Circolo Ippico “Brancasi”  di Brindisi  con i professori Giuseppe Battagliese  e MariaRosaria Battagliese, per gli steep formativi dedicati agli istruttori e tecnici  organizzato dal Comitato Regionale Fise Puglia, quanto piuttosto un momento di confronto, di  partecipazione e  di apprendimento di importanti tecniche che servono a gestire  l’ansia, migliorare le performance in gara non solo per gli istruttori in prima persona, ma anche come tecnica di insegnamento,  istruttore-allievo,  come  conoscenza e acquisizione di un patrimonio psico attitudinale, degli istruttori e tecnici da trasmettere  durante la cosiddetta “scuola equestre”.

Hanno partecipato con successo all’Unità Didattica, Silvia Angeloro, Nicola Bellacicco, Domenica Ciraci, Claudia e Daniela Colaninno, Nicola De Bernardis, Paolo De Padova, Mario Galati, Marika Norma Laducara, Francesco Lenti, Bartolomeo Losito, Alessia Lucchese, Francesco Napoletano, Francesco Scuderi, Serena Stea.

Fondamentale  è lo stile di comunicazione che l’istruttore deve avere nella sua lezione – afferma il prof. Giuseppe Battagliese, pedagogista, psicologo, psicoterapeuta, dottore di ricerca- Università di Salerno e tecnico FISE specializzato in Interventi Assistiti con il Cavallo,  dell’assertività a cui deve tendere, del ruolo che ricopre e del suo essere un modello e punto di riferimento. Ampio spazio è stato dedicato anche al modo di rapportarsi agli allievi in base alle caratteristiche della loro personalità e, quindi, all’importanza di adattare il proprio metodo di insegnamento in base alla persona che si ha davanti.

Cosa si intende prof. Battagliese per tecnica del Self Talk in ambito sportivo?

“La tecnica consiste nello sviluppo di affermazioni, incoraggiamenti, brevi istruzioni, parole chiave e frasi stimolanti, da ripetere a se stessi (mentalmente o ad alta voce)Si tratta di una modalità riflessiva che può fortemente influenzare il modo in cui andremo ad agire. L’uso del dialogo interno, conosciuto come tecnica del Self Talk, per controllare ed organizzare le cognizioni degli atleti è stato perciò proposto come elemento chiave per una prestazione di successo; per questo risulta frequentemente incluso nei training di preparazione mentale psicologica”

Lei spesso parla di imagery o allenamento ideomotorio ….  “secondo la definizione di Richardson, si riferisce a tutte quelle esperienze quasi-sensoriali e quasi-percettive di cui siamo coscienti e che per noi esistono in assenza di quelle condizioni di stimolo che realmente determinano quelle specifiche reazioni sensoriali e percettive. Le caratteristiche principali, quindi dell’allenamento ideomotorio sono: le capacità individuale di provare sensazioni in assenza di stimolo, la consapevolezza nell’esecuzione di questa attività mentale e ancora l’assenza di movimenti visibili, durante tale attività. In altri termini l’atleta può mentalmente ripercorrere il percorso o le riprese delle gare più volte mentalmente. In questo modo, oltre, a facilitarsi il compito successivo, si ridimensiona l’ansia da prestazione che potrebbe provare nell’affrontare le competizioni.

E’ stato detto che lo  Stato di flow non è solo un evento emozionale, quando si verifica prof. Battagliese? 

Il flow compare solo quando occorre affrontare attività che sfidano le nostre capacità e che richiedono un forte impegno come nel caso delle competizioni equestri.  E’ necessario sottolineato che deve esserci un equilibrio tra le richieste del compito e le abilità consone a colui che deve affrontarle. Quando l’impegno richiesto è troppo subentra una forte ansia non gestibile. Sul fronte opposto quando l’attività richiede scarso impegno subentra la noia. E’ lecito concludere che in entrambi i casi il flow non comparirà.

Concludendo con il termine si fa riferimento ad uno stato mentale, durante il quale l’atleta si sente coinvolto su quello che sta facendo a tal punto da non prestare alcun interesse a quello che accade intorno a lui.

L’unità didattica che ha seguito in Puglia ha risposto alle sue aspettative?

“Gli istruttori hanno partecipato con vivo interesse con molti adeguati ed interessanti interventi riferiti anche ad esperienze personali, coinvolti i proprietari del centro che ha ospitato  il corso formativo ed il Generale Luigi Castelluzzo che ha coordinato le attività.”

 

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A ME GLI OCCHI PLEASE .. COME VEDONO I CAVALLI, DAI RACCONTI DI EDITH

A ME GLI OCCHI PLEASE .. COME VEDONO I CAVALLI, DAI RACCONTI DI EDITH

1dic, 2019

A me gli occhi,  please!

Gli occhi del cavallo che fascino che esercitano! Ma come vedono i cavalli?

Brezza

Certamente un cavallo non vede come un umano. Ma come vede? Quante volte c’è lo siamo chiesti e quanto è importante per chi svolge attività equestri in campo o all’aria aperta, sapere come vede il proprio cavallo. Una conversazione questa che amavo intavolare spesso con una mia vecchia amica, Edith Farkas. Quante amabili conversazioni con lei, che viveva con i cavalli, li curava e se ne prendeva cura come fossero stati figli suoi. “Edith, ma secondo te un ostacolo rosso il cavallo come lo vede?  – le dicevo  – E il mare celeste o azzurro come lo vede il cavallo? Qual’è il suo campo visivo?” Quante lezioni di veterinaria e di  amore infinito per i cavalli mi ha  trasmesso Edith, così con  estrema semplicità.  Ho raccolto quei suoi appunti meravigliosi, spesso gli rileggo, ma ho pensato sia bello lasciarne traccia .. è certamente un peccato lasciarli nel mio cassetto… ovviamente ho voluto  anche un supporto tecnico, per essere certa che quelle conversazioni possano trasmettervi qualcosa di utile, ma soprattutto corretto. Ringrazio quindi Nunzio Giannico, Dirigente medico veterinario Asl Taranto, con cui ci siamo confrontati.

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Certo è che i cavalli non percepiscono tutta la gamma dei colori visibili dall’uomo, non sono in grado di distinguere il colore verde dal grigio di pari luminosità. Si pensa  che abbiano una vista bicromatica e siano in grado di percepire solo alcuni colori tra cui il blu nelle diverse sfumature.

Ma andiamo per gradi  e  cerchiamo di capire, rispolverando quei vecchi appunti e qualche nozione l’aspetto fondamentale per tutti noi appassionati ippofili, la loro vista.

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Non c’è dubbio: gli occhi del cavallo sono fra i più grandi tra quelli di tutti gli altri mammiferi  che vivono sulla terra, misurano 5 cm. per 6,5 cm. Loro non vedono come noi. La loro vista è molto diversa da quella umana. Hanno, per così dire,  una vista panoramica, per la posizione laterale degli occhi sulla testa: il campo visivo  è  più ampio di quello  nostro,  ed è,  di circa 350°.  I cavalli vedono anche con poca luce, cioè meno di quanta occorre all’uomo. Non è raro infatti ascoltare racconti di persone che sono tornati a casa grazie alla capacità visiva del cavallo, oltre il resto, piuttosto che alla propria.  Questo è dovuto sia alle caratteristiche della retina che,  alla funzione di una struttura sottostante la retina chiamata “tapetum lucidum, che riveste l’interno del globo oculare ed è costituito da uno strato riflettente di cellule che funziona proprio come uno specchio permettendo una raccolta ulteriore di luce. E’ proprio questa la peculiarità  che ottimizza la vista del cavallo in condizione di penombra,  ma questa sua dote  lo rende anche  più  sensibile alla luce intensa. Quando infatti sentiamo … il cavallo è rimasto “accecato”, bene è dovuto proprio a questo. Infatti il cavallo vede bene quando l’illuminazione è stabile, costante,  ma la sua vista non riesce ad adattarsi ai cambiamenti improvvisi dell’intensità luminosa diviene  “sfocata”. Anteriormente l’animale utilizza una vista binoculare, cioè con entrambi gli occhi,  in un arco di circa 70° che,  gli permette di riconoscere in maniera adeguata la profondità degli spazi e di mettere più particolari, più dettagli a fuoco. La vista binoculare frontale oltre a dare un’ottima visione a distanza è  quella che al cavallo allo stato brado gli permette di selezionare e  scegliere  con accortezza  le piante da mangiare al pascolo e di adocchiare fuori per esempio in escursione eventuali pericoli o d ostacoli.

La particolarità del modo di vedere del cavallo è che la visione binoculare non esclude quella monoculare. Infatti,  una  parte di campo visivo  è  controllata da ciascun occhio singolarmente: ogni occhio è in grado di vedere cose differenti da quella dell’altro occhio. La vista monoculare è molto ampia, 140° circa e  fornisce una visione bidimensionale  però è  piatta, non ha profondità  profondità e non consente quindi la percezione precisa delle distanze. Questo deficit nella percezione dello spazio in realtà non rappresenta un handicap per gli erbivori,  come il cavallo perché per loro qualsiasi cosa la vista colga che sia sconosciuta può rappresentare un possibile pericolo per la loro incolumità e quindi provoca in ogni caso una  reazione di fuga. Insomma diceva Edith, i cavalli vedono con un occhio, con l’altro e con tutte due, ma ciò non toglie che quando si entra in scuderia bisogna essere cauti, ricordando che loro sono erbivori,  hanno l’istinto del predato e qualcosa vorrà pur dire.

Puglia a cavallo

Le reazioni di paura, che spesso riteniamo improvvise,  possiamo quindi spiegarcele,  costituiscono modelli comportamentali  che  garantiscono, in natura,  la sopravvivenza della specie. Il cavallo quindi ha un campo visivo ampissimo, ma ciò non esclude  “le aree buie”, cosiddette cieche, non visibili dall’occhio del cavallo a meno che non sposti il corpo o la testa. Una di queste è l’ area cieca frontale, è posta anteriormente ed è dovuta al fatto che il lungo naso si trova  proprio in mezzo ai due occhi impedendo la visione di una piccola porzione dello spazio anteriore. Se il cavallo tiene la testa alta la zona cieca frontale risulta più piccola. L’altra zona cieca, area cieca posteriore, è anch’essa influenzata da come il cavallo porta la testa: un leggero spostamento laterale della testa rende possibile la visualizzazione dello spazio dietro di lui.

Quando si è in sella chiedere ai cavalli di tenere obbligatoriamente la testa incappucciata e non permettergli mai, durante il movimento, di esaminare accuratamente – alzando e abbassando la testa – gli ostacoli o altri elementi  presenti, può portare all’impossibilità di una corretta analisi dell’ambiente. Ecco per quale motivo durante i percorsi di campagna  e nelle gare di endurance è vietato l’uso della martingala, perché trattandosi di uno strumento costrittivo alla posizione della testa, non gli permette di  avere una visione naturale dello spazio intorno a se.

Anche  il van , il trailer, possono essere  per il cavallo  un vero  “spauracchio”,  proprio perché  spesso  all’interno c’è poca luce, sono poco illuminati sei creano delle zone d’ombra che avverte come pericolose.  Quindi da oggi amici occhio alla luce e proviamo a diminuire il contrasto tra buio e luce… amare i cavalli vuol dire comprenderli e conoscerli ..

Si ringrazia Nunzio Giannico per la consulenza, Marcello Bianco per le foto e rivolgo un pensiero di luce alla amica Edith che ha allietato tante fantastiche giornate …

PUGLIA A CAVALLO ha una nuova sezione “IL BEN CAVALLO” dedicata al benessere dei cavalli, racconti, idee, resoconti, informazioni sul benessere equino